Spremitura centosettantatré

Ieri stavo guardando un film e uno dei protagonisti ha raccontato una barzelletta proprio in un momento drammatico della storia in cui tutti stavano rischiando di morire: sapete cosa fa un’alice dopo la doccia? S’acciuga. Loro stavano per morire e la barzelletta è vecchia e freddina ma io ho riso tanto comunque, di gusto. Anche se loro stavano per morire.

Spremitura centosettantadue

In questi giorni sta facendo molto caldo e io in giorni così, che fa molto caldo, non voglio scrivere spremiture ché il rischio è di scrivere spremiture su quanto faccia caldo in questi giorni. Che poi alla fine, quando continui a ripetere che fa molto caldo non è che poi si abbassa la temperatura. Che caldo, a scrivere di quanto fa caldo. No, non lo scriverò.

Spremitura centosettanta

Dizionario: liberazione.

La vita dovrebbe generare energia, non toglierla. Ma se siamo impegnati a disarmare muri, come possiamo disegnarci alberi a vicenda sulle braccia? Pensa ad un albero che ti piace e quando ci vediamo pretendi di disegnarmelo sul braccio. I pennarelli li porto io.

Spremitura centosessantotto

Bocca, rocca. C’è forse una rocca fatta a bocca? O una bocca che scocca come una filastrocca? Deve esserci. Bocca, cocca, tocca, fiocca, scocca… Rime: come due tizi vestiti uguali, che sembrano uguali, messi in vista a due a due:

…………………………………………la tua pace

…………………………….che parlar ti piace

Mentre che il vento, come fa, si tace.

Egli vedeva invece fanciulle che s’avvicinavano, tre alla volta, vestite di verde, rosa, terra di Siena, abbracciate l’una all’altra per l’aer perso in lilla, in viola, quella pacifica oriafiamma, la quale di rimirar fe’ più ardenti. Ma io: vecchi, penitenti, piè di piombo, che fanno più nera d’ombre la notte: fiocca, tocca, bocca, scocca, dal grembo alla tomba. – Dica pure il suo pensiero, intervenne Mr O’Madden Burke.

(Rime e ragioni: Ulisse, James Joyce. Einaudi. Traduzione di Gianni Celati)

Spremitura centosessantasei

Oggi in coda alla posta c’era un tizio che si lamentava perché alcuni stavano allo sportello anche venti minuti – e che non è possibile dover aspettare tutto questo tempo – e cosa dovrà mai fare in tutto questo tempo? Dovrà fare qualcosa che gli porta via quel tempo. Anche io ci impiego cinque minuti a far le cose che richiedono cinque minuti e se me ne servono venti, le faccio in venti. Non sempre, in realtà, se ci penso. A volte per lavare due piatti ci metto due giorni. Che confusione. Per fortuna vado in posta una volta all’anno.

Spremitura centosessantacinque

Ho visto che molte persone hanno scritto o fatto video di esercizi da fare per mantenersi in forma, sani e lucidi durante questo periodo e allora volevo darne uno anche io, di esercizio. È un esercizio da fare il mattino, dopo colazione (ché ne godrete per tutta la giornata). Sedetevi davanti allo specchio e guardandovi ripetete: se non so una cosa sto zitto. Fatelo pensando bene a quello che state dicendo. Ecco, fate tre serie da quindici, per iniziare. Se comincerete a sentire cavolo, ma quindi dovrei stare quasi sempre zitto – tipo dolore muscolare –  vuol dire che state facendo l’esercizio correttamente. Se questo non succede, continuate, senza paura.